PATRIZIA MEDAIL
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Dada Rosso
  la stampa di Torino 07/06/2002

Philippe Daverio
  “LE CORTI” FIRENZE 2005

50 OPERE DI PATRIZIA MEDAIL AD ATENE, di FURIO MORRONI
  Atene, 3 Ottobre 2007

Rossanna Bossaglia
  IL CORRIERE DELLA SERA, 25 Gennaio 1998

Philippe Daverio
  Bologna “Arte-fiera” 2002

Elisabetta Rasy
  Il viaggio, l’immagine. Icone Esotiche di Isabella Ducrot e Patrizia Medail – Galleria di Franca Mancini - 23 Marzo 2000

Dada Rosso
  la stampa di Torino, 76, 2002

Giulio Volpe
  “Animalia” Daniela Facchinato Image Gallery – Settembre 2000

Melissa Hoyer
  The Sunday Telegraph, September 4th 2000

Maurizio Gennari
  Il Resto del Carlino, 22 marzo 2000

Antonella Ferraro
  Corriere Adriatico, 7 aprile 2000

PATRIZIA MEDAIL: Testo di Vittoria Coen
  Firenze giugno 2001
 


Nel percorso stilistico di Patrizia Medail si trovano le tracce di una cultura della rappresentazione bilanciata tra un naturalismo del tutto personale e un gusto marcato per la rappresentazione scenografica.
Dai ritratti bizzarri di un Arcimboldi fino ai sentieri della ricerca percorsi da studiosi e alchimisti del Rinascimento, il bestiario e la descrizione dettagliata di piante e fiori fanno parte di un universo di suggestioni che, ancora oggi, propongono nuove soluzioni alla fantasia.
L’evoluzione ha inizio da una serie di vasi di fiori impreziositi da fiocchi e stoffe pregiate, accanto a materiali “poveri” trattati con maestria, finché il percorso si fa audace nella rappresentazione di animali, spesso “esotici”, spesso lontani dalla nostra visione quotidiana: orsi polari, delfini, tigri, sono descritti apparentemente con una materia che spesso li trasforma in grandi cuccioli, giocattoli dell’infanzia. Pittura e collage si mescolano nella severa e impeccabile resa tecnica. Questo lavoro in parziale ready made non ha più alcun riferimento a certi aspetti performativi che artisti quali Spoerri avevano sottolineato: i resti di una tavola imbandita a cui mancava solo “la parola” per descrivere una serata dell’arte tra mille discussioni e contraddizioni. Questo fa ormai parte dell’antologia.
I lavori di Medail vivono in una ben diversa dimensione; essi possiedono la volutamente fredda iconografia di una descrizione il più possibile attenta al particolare di un realismo appiattito nella bidimensione e, nello stesso tempo, aggettante per l’uso di determinati materiali.
Non c’è dubbio che ciò che appare non è l’orso, ma la sua rappresentazione, e l’ispirazione potrebbe anche provenire da uno stupendo libro illustrato in cui questo animale viene fotografato con abilità e suggestione tali da farlo sembrare irreale. I colori sono spesso forti e brillanti, a volte caldi, altre ghiacciati, nell’obiettivo, seppure solo suggerito, della verosimiglianza.
Quello che Patrizia Medail costruisce è un puzzle di colori e di materia che parte da una griglia appena accennata, un disegno che suggerisce una forma.
Questa materia si sviluppa gradualmente sulla tela fino ad un’articolazione dettata dalle affinità, di colori, di toni, di spessori, e da un senso di adeguatezza, nel paesaggio montano o in quello di una foresta dalla quale emergerà un animale solitario, o un gruppo di esemplari.
Come in un fotogramma l’immagine viene fissata in un momento particolare ed, in genere, prima che l’animale compia un atto.
Ciò è ancora più evidente nei lavori di grandi dimensioni dove la forma, la massa, copre quasi completamente la superficie della tela.
Ed è curioso vedere questi animali, spesso feroci (come ho detto tigri, pantere, orsi…) dallo sguardo minaccioso prolungare il loro corpo con code lunghissime. Sulla pittura si stagliano, però, anche, suggestivi pini marittimi, agavi siciliane che sembrano trasformarsi in lingue provocanti.
Atmosfere, mondi lontani vengono descritti in questo grande affresco immaginifico e Medail, un po’ come Salgari, fantastica di terre, paesaggi e animali, mettendoceli di fronte con la naturalezza di un narratore di avventure.
Il leone resta un animale feroce e inquietante, eppure, lo possiamo toccare. Ecco, la tattilità della pittura, fatta, soprattutto, di colla e forbici.