PATRIZIA MEDAIL
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Dada Rosso
  la stampa di Torino 07/06/2002

Philippe Daverio
  “LE CORTI” FIRENZE 2005
 


Vi é una caratteristica particolare dell’epoca che viviamo ed é cosa totalmente nuova rispetto alla storia che tutta l’umanità nostra ha vissuto precedentemente. Per la prima volta produciamo molto di più di quanto consumiamo. Per la prima volta la quantità di oggetti che appaino sul banco del mercato è tale da richiedere, per produrne altri, di non consumarli del tutto o di non consumarli affatto. Loro, gli oggetti ancora carichi d’una loro vita spesso intonsa, alcune volte residua, finiscono al mercato delle pulci, nei depositi degli stockisti o alla pattumiera. Uno spreco necessario, si dice, alla logica ferrea della produzione. La causa ultima, si dice, della nostra ricchezza. Ma anche un enorme serbatoio di materiali suscettibili di generare poetiche ulteriori ed eccentriche. La sovrapproduzione ha generato una arte nuova, che forse è la forma più moderna e attuale d’arte, l’arte del riciclaggio. Ed è compito degli artisti, cioè delle menti creative capaci di leggere nelle rimanenze i percorsi alternativi, quello di trasformare il rifiuto in manufatti nuovi.
È questa la spiegazione ultima, al di là di declamazioni retoriche sull’avanguardia, del gesto al contempo iconoclasta e creativo che portò Marcel Ducamp a rovesciare un orinatoio e a dichiararlo opera d’arte. È questa la ragione per la quale il percorso indagatore di Daniel Spoerri, che raccoglie caffettiere o bottoni alle Pulci di Saint Quen di Parigi per creare composizione pronte al sogno, non è un percorso catalogabile sotto l’etichetta banale del neo dada come se fosse egli un manierista dei comportamenti creativi avvenuti all’inizio del ventesimo secolo. Spoerri, come Tinguely, come Vostell e tanti altri, non solo altro che i continuatori d’un linguaggio che negli anni andrà ad evolversi, come si trasformò quello del Perugino, che non era un seguace ma una conseguenza viva della pittura all’olio scoperta da Van Eyck cinquant’anni prima. Così Patrizia Medail.
Patrizia Medail vuol far impallidire Penelope. Dalla mitica sua antenata greca ha ereditato la passione da femmina per il lavoro manuale con il filo e le stoffe. Ha ereditato la pazienza infinita del fare. Ma non aspetta nessun ritorno di Ulisse. Applica questa sua pazienza creativa al riciclaggio.
Un lavoro nato per caso, per rompere la noia generata dal doversi applicare alle faccende degli affari di famiglia, quindi un po’ alla Penelope. Un lavoro che nel suo divenire ha scoperto una propria tecnica e consentito di plasmare una propria poetica. Lavora lei recuperando stoffe e vesti d’oriente, paramenti nostrani e abiti locali che negli anni hanno portato ad un consumo tale da destinarli allo stracciarolo, manufatti carichi di densità storiche e di saperi artigianali ormai dimenticati. Lavora acquistando chilometri di passamaneria desueta che nessun tappezziere giudica più adatte alle necessità d’un gusto ormai alterato, e le smonta, queste passamanerie per farne un materiale batuffoloso che diventa plastico nelle sue mani. Trova matasse dimenticate di fili di lana o di cotone, meravigliose nei loro colori fuori moda e capaci di trasformarsi in campiture inattese. Poi, combinando le materie tessili in un giuoco che la porta verso le proprie fantasie, riesce Patrizia Medail a dar vita ad un intero cosmo, che è surreale o meglio ancora fiabescamente extrareale, dove compaiono vasi con fiori metafisici, animali reali in ambienti imprevisti, oppure, come in questo caso, animali in vesti di potenti della terra. Sono evocazioni d’un inaspettato Esiodo o La Fontaine, in versione transgenica e postatomica, dove si combinano le melanconie dei peluche d’infanzia, al contempo teneri e crudeli come l’infanzia stessa, con una visione informatissima ma poi metaforica d’una realtà d’oggi, fra dramma, ironia e gioia di vivere comunque.


50 OPERE DI PATRIZIA MEDAIL AD ATENE, di FURIO MORRONI
  Atene, 3 Ottobre 2007

Rossanna Bossaglia
  IL CORRIERE DELLA SERA, 25 Gennaio 1998

Philippe Daverio
  Bologna “Arte-fiera” 2002

Elisabetta Rasy
  Il viaggio, l’immagine. Icone Esotiche di Isabella Ducrot e Patrizia Medail – Galleria di Franca Mancini - 23 Marzo 2000

Dada Rosso
  la stampa di Torino, 76, 2002

Giulio Volpe
  “Animalia” Daniela Facchinato Image Gallery – Settembre 2000

Melissa Hoyer
  The Sunday Telegraph, September 4th 2000

Maurizio Gennari
  Il Resto del Carlino, 22 marzo 2000

Antonella Ferraro
  Corriere Adriatico, 7 aprile 2000

PATRIZIA MEDAIL: Testo di Vittoria Coen
  Firenze giugno 2001